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“Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare: Taci, calmati! E il vento cessò


"Forte nella fede in Gesù Cristo, assicurati di rimanere padrone di te stesso in ogni situazione. Sii un buon marinaio nella tempesta”.

Oggi, non si parla molto di padronanza di sé e ancor meno la si pratica in tempi turbolenti e conflittuali. Spesso se ne fa menzione nello sport: un giocatore che è padrone di se stesso rimane imperturbabile in una partita combattuta, mentre una squadra crolla a causa della mancanza di padronanza di sé. Questa qualità meravigliosa, però, va ben oltre lo sport. La padronanza di sé si applica in modo molto più ampio alla vita e può benedire genitori, dirigenti, missionari, insegnanti, studenti e chiunque altro si trovi ad affrontare le tempeste della vita. La padronanza di sé spirituale ci benedice aiutandoci a rimanere calmi e concentrati su ciò che conta di più, specialmente quando siamo sotto pressione.


“La fede in Dio e nel trionfo finale di ciò che è giusto contribuisce alla padronanza di sé mentale e spirituale di fronte alle difficoltà”. Naturalmente, il Salvatore è l’esempio supremo di padronanza di sé. Nel Giardino di Getsemani, in un’agonia inimmaginabile, mentre sudava “come grosse gocce di sangue”(Luca 22:44), Egli ci fornì l’esempio di una divina padronanza di sé con la semplice ma maestosa dichiarazione: “Non la mia volontà, ma la tua sia fatta”(Luca 22:42). Sotto l’immensa pressione di rendere possibile la salvezza di tutta l’umanità, Gesù diede prova di tre aspetti importanti che ci aiutano a comprendere la Sua grande padronanza di sé. Per prima cosa, sapeva chi era e rimase fedele alla Sua missione divina. Poi, sapeva che c’era un grande piano di felicità. Infine, sapeva che, tramite la Sua Espiazione infinita, tutti coloro che condividono il giogo con Lui, praticando e vivendo i Sacramenti ricevuti tramite le il sacerdozio, saranno salvati.


Per capire la differenza tra perdere e mantenere la padronanza di sé, pensate a quello che accadde mentre Cristo e i Suoi apostoli lasciavano il Giardino di Getsemani. Di fronte ai soldati che intendevano arrestare Gesù, Pietro reagì perdendo la sua padronanza di sé e si scagliò violentemente contro Malco, il servo del sommo sacerdote, e gli tagliò l’orecchio. Al contrario, Gesù Cristo reagì rimanendo padrone di se stesso e calmò una situazione tesa guarendo Malco (Vedere Luca 22:50–51; Giovanni 18:10–11). Quelli tra noi che faticano a mantenere la padronanza di sé, e forse si sono scoraggiati, pensino al resto della storia di Pietro. Poco tempo dopo questo episodio e dopo l’immenso dolore provato per aver rinnegato la sua amicizia con Cristo (Vedere Matteo 26:34–35, 69–75), Pietro stette dinanzi agli stessi capi religiosi che avevano condannato il Salvatore e, durante un serrato interrogatorio, con grande padronanza di sé rese la sua eloquente testimonianza della divinità di Gesù Cristo (Vedere Atti 4:8–10).


Sapere chi siamo e rimanere fedeli alla nostra identità divina porta calma. Una padronanza di sé come quella di Cristo richiede che evitiamo di paragonarci agli altri o di fingere di essere qualcuno che non siamo. Se gli uomini non comprendono il carattere di Dio, non comprendono se stessi. Non è possibile avere una padronanza di sé divina senza sapere che siamo figli e figlie divini di un amorevole Padre Celeste. Siamo figli di Dio, siamo figli dell’alleanza e siamo discepoli di Cristo. Se abbraccerete queste verità, il nostro Padre Celeste vi aiuterà a raggiungere il vostro obiettivo finale di vivere eternamente alla Sua santa presenza. Siamo veramente esseri spirituali divini che stanno vivendo un’esperienza terrena. Sapere chi siamo e rimanere fedeli a questa identità divina sono elementi fondamentali per lo sviluppo di una padronanza di sé come quella di Cristo.


In secondo luogo, ricordare che c’è un grande piano, genera coraggio e padronanza di sé in condizioni difficili. La padronanza di sé arriva quando vediamo le cose da una prospettiva eterna. Il Signore ha consigliato ai Suoi discepoli di levare gli occhi e di lasciare che le solennità dell’eternità rimangano nella loro mente. Inquadrando i momenti difficili all’interno di un piano eterno, la pressione diventa il privilegio di amare, servire, insegnare e benedire. Una visione eterna rende possibile una padronanza di sé come quella di Cristo.


Infine, il potere capacitante di Cristo, reso possibile dal Suo sacrificio espiatorio, ci dà la forza di perseverare e di prevalere. Grazie a Gesù Cristo possiamo stringere un’alleanza con Dio ed essere rafforzati nel tenervi fede. Possiamo essere legati al Salvatore con gioia e tranquillità, a prescindere dalle nostre circostanze terrene. Oltre a redimerci dal peccato, il Salvatore può darci forza nelle nostre debolezze, nelle nostre paure e nelle difficoltà di questa vita. Quando ci concentriamo su Cristo, possiamo mettere a tacere i nostri timori.


Noè ci ha insegnato molto sulla pazienza da esercitare durante una tempesta, ma il Salvatore è stato il miglior insegnante di come sopravvivere a una tempesta. Egli è il Grande Marinaio nella tempesta. Dopo una lunga giornata di insegnamento con i Suoi apostoli, il Salvatore aveva bisogno di un po’ di riposo e suggerì loro di andare in barca fino all’altra sponda del Mar di Galilea. Mentre Egli riposava, si alzò una forte tempesta. Con il vento e le onde che minacciavano di affondare la barca, gli Apostoli cominciarono a temere per la propria vita. Ricordate: molti di quegli apostoli erano pescatori e conoscevano molto bene le tempeste su quel mare! Eppure, preoccupati, svegliarono il Signore e chiesero: “[Signore], non ti curi tu che noi periamo?”. Quindi, con padronanza di sé esemplare, il Salvatore, “destatosi, sgridò il vento e disse al mare: Taci, calmati! E il vento cessò, e si fece gran bonaccia”(Marco 4:35–39).


Quindi diede ai Suoi apostoli una grande lezione di padronanza di sé, chiedendo: “Perché siete così paurosi? Come mai non avete voi fede?”. Stava ricordando loro che Egli era il Salvatore del mondo e che era stato mandato dal Padre per fare avverare l’immortalità e la vita eterna dei figli di Dio. Di sicuro il Figlio di Dio non sarebbe morto su una barca. Egli fu un esempio di padronanza di sé divina perché conosceva la Sua divinità e sapeva che c’era un piano di salvezza e di Esaltazione, e che la Sua Espiazione era essenziale per il successo eterno di quel piano. È tramite Cristo e la Sua Espiazione che tutte le cose buone entrano nella nostra vita. Se ricordiamo chi siamo, sapendo che c’è un piano divino di misericordia e traendo coraggio dalla forza del Signore, possiamo fare ogni cosa. Troveremo la tranquillità. Saremo — donne e uomini — buoni marinai in qualsiasi tempesta.


È mio augurio che cercheremo le benedizioni della stessa padronanza di sé che aveva Cristo, non solo per aiutare noi stessi nei momenti difficili, ma anche per benedire e aiutare gli altri nelle tempeste della loro vita. Rendo testimonianza della pace, della calma e della padronanza di sé celeste che solo Lui porta nella nostra vita, e lo faccio nel Suo santo nome, nel nome di Gesù Cristo. Amen.



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