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La strada che conduce a casa!






Anche se le vostre scelte potrebbero avervi portato lontano dal Salvatore e dalla Sua Chiesa, il Sommo Guaritore sta sulla strada che conduce a casa, pronto ad accogliervi.


Un uomo aveva due figli

È stata definita da alcuni il più grande racconto breve mai narrato. Da quando è stata tradotta in migliaia di lingue in tutto il mondo, è più che possibile che negli ultimi due millenni il sole non sia mai tramontato senza che questa storia venisse menzionata da qualche parte nel mondo.

È stata raccontata da Gesù Cristo, il nostro Salvatore e Redentore, che è venuto sulla terra per “salvare ciò che era perito”. Egli comincia con queste semplici parole: “Un uomo aveva due figli”(Luca 15:11).

Apprendiamo immediatamente di un conflitto straziante. Un figlio dice a suo padre che ne ha abbastanza della vita che conduce a casa. Vuole la sua libertà. Vuole abbandonare la cultura e gli insegnamenti dei suoi genitori. Chiede la sua parte di eredità, subito.

Riuscite a immaginare che cosa provò il padre quando udì questo? Quando si rese conto che ciò che suo figlio voleva più di ogni altra cosa era lasciare la famiglia e magari non tornare mai più?


La grande avventura

Il figlio deve aver sentito il brivido dell’avventura e dell’euforia. Finalmente, era per conto suo. Libero dai principi e dalle regole della cultura della sua gioventù, ora poteva fare le sue scelte senza essere influenzato dai genitori. Niente più sensi di colpa. Poteva crogiolarsi nell’accettazione di una comunità che la pensava come lui e vivere la vita alle sue condizioni.

Arrivato in un paese lontano, fece velocemente nuove amicizie e cominciò a vivere la vita che aveva sempre sognato. Deve aver riscontrato il favore di molti, perché spendeva il denaro senza limiti. I suoi nuovi amici — beneficiari della sua prodigalità — non lo giudicavano. Festeggiavano, applaudivano e sostenevano le sue scelte.



La carestia

Ma la festa non durò — raramente lo fa. Accaddero due cose: primo, finì i soldi e, secondo, una carestia colpì il paese.

Col peggiorare dei problemi, andò nel panico. Quell’esuberante spendaccione, un tempo inarrestabile, ora non poteva permettersi un singolo pasto, figurarsi un luogo dove stare. Come sarebbe sopravvissuto?

Era stato generoso con i suoi amici. L’avrebbero aiutato adesso? Posso vederlo mentre chiede un po’ di aiuto — solo per quel momento — fino a quando non si sarebbe rimesso in sesto.

Le Scritture ci dicono: “Nessuno gliene dava”.

Disperato, nel tentativo di rimanere in vita trovò un allevatore locale che lo assunse per dare da mangiare ai maiali.

Ormai estremamente affamato, abbandonato e solo, il giovane deve essersi chiesto come le cose avessero potuto andare così terribilmente e spaventosamente male.

Non era solamente uno stomaco vuoto a turbarlo. Era un’anima vuota. Era stato così sicuro che appagare i suoi desideri mondani lo avrebbe reso felice e che le leggi morali costituissero degli ostacoli a quella felicità. Ora aveva imparato. Oh, ma che prezzo aveva dovuto pagare per quella conoscenza!

Con l’aumentare della fame fisica e spirituale, i suoi pensieri riandarono a suo padre. Lo avrebbe aiutato dopo tutto quello che era successo? Anche il più umile dei servitori di suo padre aveva cibo da mangiare e un riparo dalle intemperie.

Ma tornare da suo padre?

Mai.

Confessare al suo villaggio che aveva scialacquato la sua eredità?

Impossibile.

Affrontare i vicini che sicuramente lo avevano avvisato che stava recando disonore alla sua famiglia e spezzando il cuore dei suoi genitori? Ritornare dai suoi vecchi amici dopo essersi vantato di come si stava emancipando?

Insopportabile.

Tuttavia, la fame, la solitudine e il rimorso non se ne andavano in alcun modo — fino a quando non fu “rientrato in sé”.

Sapeva che cosa doveva fare.


Il ritorno

Ora torniamo al padre, il padrone di casa dal cuore spezzato. Quante centinaia, magari migliaia, di ore aveva passato a preoccuparsi per suo figlio?

Quante volte aveva guardato la strada che il figlio aveva imboccato, rivivendo l’acuto senso di perdita che aveva provato mentre il giovane se ne andava via? Quante preghiere aveva offerto nel cuore della notte, implorando Dio che suo figlio fosse al sicuro, che scoprisse la verità e che ritornasse?

Poi un giorno il padre volge lo sguardo su quella strada solitaria — la strada che conduce a casa — e vede una figura in lontananza che cammina verso di lui.

Possibile?

Benché quell’individuo sia ancora molto distante, il padre riconosce in un istante che si tratta di suo figlio.

Gli corre incontro, lo abbraccia e lo bacia.

“Padre”, dice a gran voce il figlio con parole che deve essersi ripetuto migliaia di volte, “ho peccato contro il cielo e contro di te. Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Tutto quello che chiedo è che tu mi prenda come servitore”.

Il padre però lo lascia a malapena finire. Con le lacrime agli occhi, comanda ai suoi servitori: “Portate la veste più bella della casa e ponetela sulle spalle di mio figlio. Mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi. Fate una festa per festeggiare. Mio figlio è tornato!”.


La Festa

Mentre quasi tutti sono colmi di gioia per il ritorno del figlio, uno non lo è: il fratello maggiore.

Porta con sé un carico emotivo.

Era stato lì quando suo fratello aveva preteso la propria eredità. Era stato testimone in prima persona del pesante dolore che aveva gravato su suo padre.

Da quando il fratello se ne era andato, lui aveva cercato di sollevare il fardello del padre. Ogni giorno aveva lavorato per rinfrancare il cuore spezzato di suo padre.

E ora il figlio sconsiderato era tornato e le persone non la smettevano di profondersi in attenzioni per quel fratello ribelle.

“Tutti questi anni”, dice al padre, “non ho mai rifiutato di fare una singola cosa che tu mi abbia chiesto. Eppure, in tutto questo tempo non mi hai mai festeggiato”.

L’amorevole padre risponde: “Caro figlio, tutto quello che ho è tuo! Non si tratta di paragonare le ricompense o i festeggiamenti. Si tratta di guarigione. Questo è il momento che abbiamo sperato arrivasse tutti questi anni. Tuo fratello era morto ed è tornato in vita! Era perduto, ma ora è stato ritrovato!”.


Una parabola per noi

Miei amati fratelli e sorelle, cari amici, come tutte le parabole del Salvatore questa non riguarda solamente persone vissute tanto tempo fa. Riguarda voi e me, oggi.

Chi di noi non si è allontanato dal sentiero della santità, pensando stoltamente di poter trovare maggiore felicità seguendo il proprio corso egocentrico?

Chi di noi non si è sentito mortificato, addolorato e disperatamente desideroso di perdono e misericordia?

Magari alcuni si sono chiesti: “È davvero possibile tornare indietro? Sarò etichettato per sempre, rifiutato ed evitato dai miei amici di prima? Non è meglio rimanere perduti? Come reagirà Dio se provo a ritornare?”.

Questa parabola ci dà la risposta.

Il nostro Padre Celeste correrà da noi, con il cuore traboccante di amore e compassione. Ci abbraccerà; ci metterà una veste sulle spalle, un anello al dito e sandali ai piedi; e proclamerà: “Oggi festeggiamo, perché mio figlio, che una volta era morto, è tornato in vita!”.

Il cielo gioirà per il nostro ritorno.

Ora desidero prendere un momento per parlarvi individualmente.

A prescindere da ciò che potrebbe essere successo nella vostra vita, è impossibile per voi affondare così profondamente da non poter essere raggiunti dall’infinita luce del sacrificio espiatorio di Cristo.

Anche se le vostre scelte potrebbero avervi portato lontano dal Salvatore e dalla Sua Chiesa, il Sommo Guaritore sta sulla strada che conduce a casa, pronto ad accogliervi. E noi, come membri della Chiesa, cerchiamo di seguire il Suo esempio e abbracciarvi come nostri fratelli e sorelle, come nostri amici. Gioiamo e festeggiamo con voi.

Il vostro ritorno non diminuirà le benedizioni di altri. La bontà del Padre è infatti infinita e ciò che è dato a uno non diminuisce minimamente ciò che spetta per diritto di nascita agli altri.

Non intendo dire che ritornare sia una cosa facile da fare. Posso testimoniare di questo. A dire il vero, potrebbe essere la scelta più difficile che mai farete.

Tuttavia, rendo testimonianza che, nel momento in cui deciderete di ritornare e di camminare sul sentiero del nostro Salvatore e Redentore, il Suo potere entrerà nella vostra vita e la trasformerà.

Gli angeli in cielo gioiranno.


Tutti noi ci affidiamo quotidianamente allo stesso potere espiatorio di Cristo. Conosciamo questo sentiero e lo percorreremo con voi.

No, il nostro sentiero non sarà privo di dolore, dispiacere o tristezza. Tuttavia, siamo giunti sin qui “per la parola di Cristo, con fede incrollabile in lui, confidando interamente nei meriti di Colui che è potente nel salvare”. Insieme ci spingeremo “innanzi con costanza in Cristo, avendo un perfetto fulgore di speranza e amore verso Dio e verso [tutte le persone]. Insieme gioiremo “d’un allegrezza ineffabile e gloriosa”, perché Gesù Cristo è la nostra forza!


Prego che ognuno di noi possa udire, in questa profonda parabola, la voce del Padre che ci invita a imboccare la strada che conduce a casa, affinché possiamo avere il coraggio di pentirci, ricevere il perdono e seguire il sentiero che riconduce al nostro Dio compassionevole e misericordioso. Di questo rendo testimonianza, lasciandovi la mia benedizione, nel nome di Gesù Cristo. Amen.

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